Trekking Sibillini: grande traversata del versante Sud (3 giorni, 2 notti)

Maestosa traversata del versante sud del parco dei Sibillini, un anello di oltre 50km spalmati in tre giorni di cammino attraverso valli, vette e creste da cui ammirare sia la piana di Castelluccio che i laghi di Pilato. Ma c’è anche tanto, tanto altro in questa escursione che richiede due pernotti in tenda, gambe buone e organizzazione. No, non è esattamente una faccenda adatta a tutti. Ma se sentite quel pizzicore, quella fregola di mettervi alla prova…è sicuramente l’escursione giusta.

 

scheda valutativa

Percorso in pillole

Classificazione: EE
Difficoltà: impegnativo/molto impegnativo
Durata: 3 giorni

Lunghezza a/r: 53km
Tipo percorso: anello

Dislivello complessivo: + 3168 mt / – 3168 mt
Altitudine max: 2448 mt
Altitudine min: 748 mt


Traccia gpx

La traccia gpx può essere scaricata da questo link

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Giusto due paroline introduttive

Non è esattamente una faccenda adatta a tutti. C’è da camminare parecchio, carichi come muli e per tre giorni, c’è da portarsi tutto (materiale da campeggio e cibo), ci si potrebbe trovare a fare a cazzotti col vento, con la nebbia e come è successo a noi anche con la neve (nonostante fossimo a giugno). Ma se avete gambe buone, schiena e spalle robuste e sentite quel pizzicore, quella fregola di mettervi alla prova…è sicuramente l’escursione giusta.

Come in tutti gli articoli del progetto Sibillini Reload, si darà spazio alle informazioni pratiche che servono per organizzare e portare a termine l’escursione minimizzando le variabili lasciate al caso: altimetrie, distanze, tempi di percorrenza, punti di approvvigionamento idrico. Quella che segue è quindi una guida, non un racconto di viaggio: ma stavolta non è escluso che segua anche un resoconto di ciò che è accaduto in questi tre intensi giorni.

Ma bando alle ciance, entriamo nel vivo.

Punto di partenza

Questo giro ad anello parte dall’imbocco della Gola dell’Infernaccio. Da Montefortino si imbocca la strada Provinciale dell’Ambro e si seguono le indicazioni per la Gola dell’Infernaccio. In prossimità di una curva a gomito che sale verso Montemonaco si gira a destra su una carrareccia non asfaltata che porta prima alla frazione di Rubbiano, poi ad una fontana utile come punto prelievo acqua, e infine (dopo circa 2 km) al parcheggio in cui lasciare il mezzo (coordinate 42°55’39.5″N 13°17’11.3”E).

Attenzione: strada percorribile con qualsiasi mezzo, ma occhio alle buche (talvolta crateri) e alle auto in senso inverso che vi invadono la carreggiata per evitarle.

Come detto, l’anello si sviluppa in tre giorni, molto diversi tra loro per caratteristiche e difficoltà del tracciato, panorami e ambienti.


Giorno #1: Gola dell’Infernaccio – Casale dell’Argentella
(18 km, dislivello + 1300 mt)

La prima giornata può essere divisa idealmente a sua volta in 4 parti.

Prima parte: Infernaccio – Sorgenti del Tenna
(5 km, dislivello + 414 mt)

Nella prima parte si entra nella Gola dell’Infernaccio. Si supera la sbarra di accesso e si scende seguendo la strada sterrata ancora per quasi un altro chilometro fino a raggiungere il piazzale delle ‘pisciarelle’ dove inizia il caratteristico canyon stretto fra le pareti della Priora a nord e della Sibilla a sud.

Dopo aver superato un piccolo guado ci si inerpica nell’orrido dell’Infernaccio, la gola dove si incontrano ponticelli, strettoie e scorci accompagnati dal fragore del fiume Tenna che da secoli si apre testardo la via attraverso la roccia.

Dopo circa mezzora di cammino ecco sulla destra uno dei pochi bivi presenti nell’escursione, quello che sale attraverso la faggeta verso l’eremo di San Leonardo, uno dei percorsi più frequentati dell’intero parco dei Sibillini. Il 99% degli escursionisti andrà proprio lassù, voi ignorate il bivio e continuate dritti come fusi.

Dieci minuti di cammino ancora e vi troverete di fronte a un limpidissimo laghetto di recente formazione, creato dagli smottamenti del sisma del 2016, mentre con altri 40 minuti di cammino eccovi alle sorgenti del Tenna (1178).

L’acqua della sorgente è parzialmente captata dalle opere di presa, mentre una fonte a trocca può fornire il primo dei due punti di prelievo di acqua sorgiva della giornata.


Seconda parte: Sorgenti del Tenna – Valico di Passo Cattivo
(5 km, dislivello + 708 mt)

La selvaggia, boscosa e (in primavera) fioritissima Val Tenna si biforca ora a Y: a sud l’erbosa valle Lunga che sale verso il Monte Porche, mentre ad est si dirige verso Passo Cattivo, lasciandosi sulla sinistra la rocciosa Cima Cannafusto (1975).

La meta per questo segmento è proprio Passo Cattivo: ci sono da fare 700 metri di dislivello in 5km, una tratta di circa due ore che con tutta quella attrezzatura da bivacco sulla spalle vi farà ringraziare di avere con voi dei bastoni da trekking. Se siete senza, avete sbagliato escursione.

Superati alcuni vecchi rifugi di pastori, si sale seguendo la via che in passato era passaggio obbligato per la valle del Nera, per Norcia e quindi per Roma.

Nota: Passo Cattivo si trova infatti a 1869 metri, uno dei punti più bassi della magnifica linea di cresta dei Sibillini, corrispondente con lo spartiacque Adriatico-Tirreno, che collega il massiccio del Vettore con la parte settentrionale del gruppo montuoso (Massicci del Monte Bove, Pizzo Berro, Monte Priora).


Terza parte: Passo Cattivo –  Passo di Sasso Borghese
(6 km, dislivello + 177 mt)

Riposatevi un attimo spingendo lo sguardo verso il Bove Sud e godendovi il panorama che si apre sulla Val di Nera, ma non dimenticatevi di guardare la vallata appena percorsa dalla prospettiva guadagnata con tanta fatica. Dai, dà sempre una certa soddisfazione.

Adesso si imbocca un sentiero non segnalato ma ben visibile che prima sale verso la Cima di Passo Cattivo (2065) e poi verso Cima Vallinfante (2113).

Attenzione: nessuna delle due è raggiungibile, se non con un fuori-percorso. Valutate voi, la giornata è ancora lunga.

Si continua in falsopiano sul lato del crinale fino alla testata della Valle Lunga (2042), sovrastata dall’imponente mole del Monte Porche (2233).

Attenzione: la cima del Porche è facilmente raggiungibile imboccando il sentiero che sulla sinistra taglia il pendio. Dopo avervi condotto alla vetta scende lungo un altro pendio erboso alla conca crivellata di doline di Passo di Sasso Borghese (2047).

I tempi di percorrenza fra i due passi (dal Passo Cattivo al Passo di Sasso Borghese) sono di circa 2.30 ore, mentre su appositi segnali sono indicati altri tempi di percorrenza:

  • 20 minuti per salire alla vetta di Sasso di Palazzo Borghese
  • 1 ora per scendere a Capanna Ghezzi
  • 2 ore per raggiungere Castelluccio
  • 2.30 per Foce

Nota: queste due ultime tappe sono i punti di arrivo e partenza del sentiero E17.


Quarta parte: Passo di Sasso Borghese – Casale dell’Argentella
(2 km, dislivello – 45 mt)

Ultima parte della giornata: breve (appena 1 ora scarsa) ma la più insidiosa sotto il profilo della segnaletica perché bisogna fare attenzione a non imboccare nessuno dei sentieri sopra riportati e a cambiare poi tracciato al momento giusto, sennò si finisce in vetta all’Argentella. Poi voglio vedervi a piantare una tenda lassù.

Il sentiero da seguire è inizialmente il 558, l’unico che sale in direzione del Monte Argentella e che regala le prime viste sulla piana di Castelluccio. Lo si percorre per circa 500 metri per poi imboccare il sentiero 554 che porta a Fonte delle Fate (secondo e ultimo punto di prelievo acqua della giornata) e al pianoro del Casale dell’Argentella, lo spiazzo erboso dove conviene approntare il bivacco. Siamo a quota 2002: occhio al vento, quello che tira dalla piana può essere letale (vedi video a inizio articolo).

Attenzione: questo è un passaggio mal segnalato dove è facile sbagliarsi. Si deve lasciare il sentiero 558 che sale in vetta (2200) e – mantenendosi sulla destra – bisogna prosegue senza perdita di quota nel poco segnalato sentiero 554

Nota: incontrerete prima il casale e poi la fonte, che dista circa 300 metri. Ci ripasserete anche domani, ma sarete sicuramente a corto d’acqua quindi la cosa migliore sarà arrivare al casale, lasciare lo zaino, andare a fare rifornimento d’acqua e tornare al casale.

 

Giorno #2: Casale dell’Argentella – Colle Pisciano
(15,6 km, dislivello +723 mt, – 1465 mt)

Altra giornata tostarella, non fatevi ingannare dal dislivello netto che ha valore negativo: si dovrà comunque salire di altri 400 metri , camminare parecchio in quota (guadagnando e perdendo altimetria di continuo) e solo poi scendere di circa 1200.

Anche questa giornata è divisibile in 4 parti ben distinte:

Prima parte: Casale Argentella – Cima del Redentore
(4 km, dislivello -70 mt, + 70 mt, +446 mt)

Ci si sveglia, si impacchetta e si riparte di slancio (se tira vento dalla piana, quello forte, chiudere la tenda sarà un calvario). Destinazione: Cima del Redentore (2448). Dalla piazzola del Casale Argentella in pochi minuti si raggiungono prima Fonte delle Fate (in splendida posizione con vista sulla Valle delle Fonti che porta a Castelluccio) e poi la ventosa Forca Viola (1936) che libera la vista nell’opposto versante, quello della Valle del Lago di Pilato.

Alla vostra destra la stupenda piana di Castelluccio continuerà a scortarvi passo dopo passo per le prossime ore. Strepitosa durante la fioritura (giugno/luglio).

Un paio di tornanti, sempre in direzione sud, fanno prendere quota e scalano il versante del Quarto San Lorenzo, prima di arrivare ad attraversare lo spiazzo sassoso della Cima dell’Osservatorio (2350, 2 ore dalla partenza) e giungere così sulla Cima del Redentore (2448, 3 ore dalla partenza).

Arrivati in vetta ci si trova a un bivio: prendete a destra, perché a sinistra si imbocca la cresta cieca del Pizzo Diavolo, la cresta più sottile e bastarda di tutta la zona da cui è bene stare alla larga in situazioni ventose.

Se invece spingete lo sguardo a destra vedrete tutta la cresta che dovrete percorrere: sembrerà sottilissima ma una volta che ci sarete sopra non avrà nulla a che fare con quella di Pizzo Diavolo.

Nota: l’ampia cresta che sale verso Cima del Redentore divide due regioni: a sinistra le Marche, a destra l’Umbria.


Seconda parte: Cima del Redentore – Rifugio Zilioli (2 km, dislivello -208 mt)

Inizia adesso un’altra sezione ultra panoramica. Il sentiero imboccato a Forca Viola non è numerato, ma è comunque segnalato dal CAI e risulta essere l’unica traccia di sentiero: è impossibile sbagliare o perdersi. Con la panoramicissima cresta che parte da Cima del Redentore si conquista faticosamente tramite scalini di roccia Cima del Lago (2422), sfacchinata di tutto rispetto ripagata con una particolare vista dall’alto sul Lago di Pilato.

Visibilissime lungo la cresta le fenditure causate dal sisma del 2016: camminerete letteralmente schivandole.

Dopo Cima del Lago arriva la parte più fastidiosa, anche perché mal segnalata: si dovrà prima perdere e poi riprendere quota fino alla Punta di Prato Pulito (2373) che con il suo ripido pendio su roccia scivolosa conduce Forca delle Ciaule (2240) dove sorge il Rifugio Tito Zilioli, il bivacco fatiscente (e inutilizzabile per pericolo crollo).

Attenzione: come detto non c’è modo di perdersi ma trovare il sentiero più comodo per svalicare Prato Pulito non è sempre facile e vi potreste ritrovare in mezzo a gradini di roccia senza una via da seguire. Guardatevi intorno e cercate con lo sguardo una traccia tra le rocce, di solito c’è. Si tratta solo di trovare il modo di raggiungerla.

 


Terza parte: Rifugio Zilioli – Forca di Presta (3,7 km, dislivello -690 mt)

Oltre a quella di tornare indietro per la medesima via, dallo Zilioli ci sono tre opzioni:

  • salire sulla vetta del Vettore (2476) in circa 20-30 minuti
  • scendere al Lago di Pilato attraverso un passaggio esposto denominato ‘roccette’ (1 ora/1 ora e mezza)
  • imboccare la strada che porta a Forca di Presta (2 ore)

In questo itinerario scegliamo la terza opzione, ma nulla vi vieta di salire prima sul Vettore e poi scendere a Forca.

Con circa 2 ore di discesa attraverso il sempre ben segnalato sentiero 101 si perde vistosamente di quota, passando prima per il Monte Vettoretto (2052), poi per la Croce Zilioli e arrivando quindi ai 1550 metri del valico stradale dell’Appennino umbro-marchigiano di Forca di Presta.

Nota: dopo tutte queste ore di cammino il carretto del paninaro potrebbe svoltarvi il pomeriggio. In alternativa dietro la curva che scende verso Castelluccio troverete una fonte funzionante per riempire le borracce.


Quarta parte: Forca di Presta – Colle Pisciano (6,5 km, dislivello -280 mt)

Non è finita, la giornata è ancora abbastanza lunga, ma il peggio è passato. Da Forca di Presta si imbocca il Sentiero dei Mietitori che porta fino ad Altino (dove si arriverà però solo al terzo giorno).

Per prenderlo si dovranno transitare sui circa 1,6 km di strada asfaltata in direzione di Pretare, attraversando il Sasso Tagliato, fino ad una carrareccia che taglia una distesa prativa sulla sinistra, ben segnalata dalla segnaletica ‘G’ biancorossa del G.A.S. (Grande Anello dei Sibillini) di cui fa parte questo segmento di percorso.

L’ultimo tratto di passeggiata al tramonto è tutto nel sottobosco e in leggerissima pendenza, defaticante e decomprimente, con magnifici colpi d’occhio sulla parete sud orientale del Vettore, l’Aia della Regina.

Da qui in poi l’acqua non è più un problema: si incontrano fonti delle Cacere (appena lasciata la strada asfaltata) e Fonte dei Mietitori. Si attraversano però un paio di criticità in corrispondenza di frane nei pressi di canaloni ghiaiosi. A dirla tutta sono smottamenti che hanno portato ad interdire questo tratto di sentiero, ma sono superabili senza troppe difficoltà. L’alternativa sarebbe deviare per la statale e poi rientrare (sicuramente più lungo ma anche più aderente alle norme).

A Colle Pisciano (1270), esattamente a metà della tratta del Sentiero dei mietitori, c’è il secondo ed ultimo campo base. Cercate un posto pianeggiante, ci sono bei prati. Sconsigliato il sottobosco, tremendamente umido.


Percorso giorno 3: Colle Pisciano – Gola dell’Infernaccio

Terza e ultima giornata, meno faticosa ma comunque piuttosto lunga. Anche questa divisibile in 4 segmenti.

Prima  parte: Colle Pisciano – Altino (8,3 km, dislivello – 225 mt)

Si riparte di buon ora che la giornata è lunga. Muovendo verso nord il bosco pian piano lascia spazio ad ampie vedute: sulla destra piccoli borghi (Astorara, Colle, Casale Nuovo, Interprète) e sulla sinistra gli imbuti dolomitici di origine glaciale dei fossi di Casale e Colleluce che scendono ripidi dal Sassone del Vettore.

Con un’ora di cammino si raggiunge l’antichissima chiesa di Santa Maria in Pantano (o chiesa delle Sibille, pesantemente danneggiata dal sisma) e la fonte Santa che offre il primo punto di prelievo acqua della giornata. Nella restante ora e mezzo che ci porterà ad Altino, ci si rifà gli occhi attraverso prati e pascoli, ci si rigetta nel sottobosco e si oltrepassato diversi fossi che scendono dal versante est del Monte Banditello.

Nota: Il rifugio di Altino è stato ricostruito in un container a fianco della struttura originale: non è stato il terremoto stavolta a fare danni, ma una esplosione dovuta a una fuga di gas. Alessandro, il titolare, è un tipo gioviale e si mangia proprio bene. Sfruttate il pit stop e se avete bisogno riempite le borracce dalla fontana.


Seconda parte: Altino – Tofe (3,2 km, dislivello -295 mt)

Da Altino si seguono le indicazioni per la frazione di Rocca (altro fontanile), raggiungibile in meno di un’ora imboccando il sentiero 158 che prima in falsopiano, poi con ripidi tornanti, scende nella vallata dell’Aso conducendo alla strada asfalta che porta alla frazione di Foce.

A Rocca siete di nuovo in mezzo alla civiltà e tocca camminare un chilometro su asfalto fino Tofe, da cui si ricomincia a guadagnare quota con ripidi tornanti seguendo il sentiero ‘G’ del G.A.S. per circa 1,5 km fino a sbucare nei pressi della strada sterrata che porta al rifugio Sibilla (abbandonato).

Nota: Da Altino, continuando a seguire il percorso ‘G’, si può arrivare direttamente a Tofe con un cammino di simile durata, pendenza e chilometraggio.


Terza parte: Tofe – Croce di Isola di San Biagio (3,6 km, dislivello +217 mt)

Altro chilometro di strada asfaltata non esattamente entusiasmante e siamo alla frazione di Isola di San Biagio. Rifornimento d’acqua se serve e via, con gli ultimi 800 metri di asfalto eccoci all’imbocco del Percorso Natura N5, facilmente riconoscibile sulla sinistra grazie alla croce di metallo.


Quarta parte: Croce di Isola di San Biagio – Parcheggio Rubbiano (4,5 km, +80 mt, – 180 mt)

Adesso attenzione: ci sono due sentieri, poco distanti uno dall’altro (che sono l’inizio e la fine dell’anello N5). Quella a destra porta a Rubbiano, quello a sinistra vi permette di risparmiare un paio di chilometri perché vi fa sbucare molto più vicini alla vostra macchina. Prendete quello, naturalmente, e il sentiero ben segnalato che aggira il monte Fraitunno vi porterà a pochi centinaia di metri dalla macchina attraverso campi coltivati.

Et voilà. Proprio una gran bella sgambata no?

ps

Per chi cerca un itinerario di un solo giorno sulle creste del Redentore con vedute sulla piana di Castelluccio e passaggio ai laghi di Pilato, consiglio questo articolo. Sì, un solo giorno, ma veramente tosto.

 

Note

  • Non ci sono punti di ristoro durante il percorso. Uniche eccezioni il paninaro di Forca al secondo giorno (non garantito), il Rifugio di Altino (terzo giorno) e il Guerrin Meschino di Rocca (sempre terzo giorno). Dovrete portarvi nello zaino minimo 2 pranzi, 2 cene e 2 colazioni.
  • I pernotti nelle zone indicate sono permessi solo come bivacco di emergenza
  • In alternativa alla tenda, per la prima notte si può chiedere le chiavi del casale dell’Argentella (Andrea,
  • Oltre al materiale da bivacco (tenda, sacco a pelo, materassino/stuoino) si consigliano fortemente bastoni da trekking, scarpe tecniche possibilmente alte con buon grip, crema solare, protezione per la testa, antivento, occhiali da sole, capi termici per la notte, guanti

Risorse utili

Meteo Sibillini

Questo articolo fa parte del progetto SIBILLINI Reload portato avanti in collaborazione con Marco Lucioli che con mio grande sollievo si smazza foto e video.

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©2020 Daniele Galassi
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Daniele ERMES Galassi

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