I Chicago Boys: quando USA e Pinochet trasformarono il Cile in cavia da laboratorio

Il Cile, in subbuglio dal 2019, è il paese del Sud America più occidentalizzato, più avanzato, più filo americano. Ma è anche un concentrato di sperequazioni dove i redditi del ricco sono tassati come quelli del povero e immense ricchezze si concentrano nelle mani di pochi privati. Vi racconto l’agghiacciante, spietato e spregiudicato esperimento condotto a braccetto da USA e Pinochet che ha portato il Cile a essere uno dei paesi più diseguali al mondo.

 

In subbuglio per tutto il 2019 (per non dire a ferro e fuoco) e fresco di un referendum storico con cui il suo popolo dice basta alla costituzione targata Pinochet, il Cile ha tutto: mare, montagne, deserti, fiordi, ghiacciai.

Non esito a definirla una destinazione imperdibile, probabilmente la mia preferito del sub continente americano. Ma il Cile ha anche un’altra unicità, meno nota a chi non ha studiato economia e sicuramente meno piacevole per la stragrande maggioranza dei suoi abitanti.

Il Cile odierno è il risultato di un esperimento economico e sociale senza precedenti, intriso di sangue e sofferenza, condotto con spietato cinismo da studiosi di economia con passaporto americano durante la dittatura di Augusto Pinochet.

Le rivolte popolari del 2019-2020 sono lì a ricordarcelo.

 

Premessa: due scuole di pensiero, un continente

Negli anni ’50 si scontravano in USA due principali scuole di pensiero economico: quella keynesiana e dello sviluppo da una parte (facente capo a John M. Keynes), quella neo-liberista di Chicago che vedeva nel suo faro l’economista Milton Friedman.

La prima prevedeva uno stato interventista, con politiche orientate verso sinistra:

  • stato sociale
  • protezionismo
  • regolamentazione di prezzi e salari
  • spesa pubblica elevata
  • nazionalizzazioni

La seconda era basata su tre pilastri che guardavano smaccatamente a destra:

  • deregulation
  • azzeramento dello stato sociale
  • privatizzazioni

In quegli anni l’amministrazione americana era molto preoccupata dal dilagare dell’approccio keynesiano nel Cono del Sud (Cile, Argentina, Brasile e Uruguay).

Questa visione dell’economia, dipinta come il male assoluto in terra statunitense, stava producendo in sud America risultati positivi e pertanto era vista come una minaccia per le teorie del libero mercato di Chicago.

Friedman vs Keynes

 

L’ideona dello zio Sam

Di lì l’idea dell’amministrazione USA: formare la prossima generazione di economisti direttamente sul campo per sradicare alla radice dal Cono del Sud quelle idee che venivano dipinte in America come ‘l’avamposto del comunismo’.

Nel 1965 nacque così il Progetto Cile: un accordo tra l’Università di Chicago e quella della Cattolica di Santiago del Cile che aveva lo scopo di trasformare Santiago, epicentro dell’economia statalista, in un avamposto culturale latino americano delle teorie del libero mercato.

Risultato: con i Chicago Boys in cattedra, nel giro di una generazione gli economisti cileni erano indottrinati e immolati sull’altare del neo liberismo americano.

Contemporaneamente, i Chicago Boys ebbero occasione di studiare da vicino quel sistema che volevano annientare.

I Chicago boys

 

Ma la democrazia disse ‘NO’

Eppure il Cile, quello reale, sotto la presidenza Salvador Allende si muoveva in senso opposto. Chiedeva a gran voce uno stato presenzialista, mentre l’obiettivo dei Chicago Boys era il suo smantellamento per lasciare al privato uno spazio sempre più ampio.

All’indomani delle storiche elezioni del 1970 che consacrarono Allende, il progetto Cile si era dimostrato un fallimento e i Chicago Boys risultavano del tutto marginali nel dibattito politico e economico, completamente virato verso sinistra.

Che fare dunque se la democrazia dice no?

Ci si appella alla dittatura.

Nixon e la CIA, sotto la spinta di potenti gruppi di interesse internazionali che vedevano nelle politiche nazionaliste di sinistra di Allende un ostacolo alla loro espansione, appoggiarono a più livelli il golpe militare di Augusto Pinochet.

Il generale avrebbe garantito la forza fisica per spazzare via il governo di Allende, i Chicago Boys avrebbero fornito l’infrastruttura intellettuale per una nuova politica economica congeniale alle multinazionali americane fino a quel momento penalizzate nel Cono del Sud.

Nacque così il sodalizio tra destra cilena e neo liberismo americano: mentre Augusto Pinochet si preparava al massacro di Allende invadendo Santiago coi carri armati, i Chicago Boys davano alle stampe il loro programma economico, un tomo di 500 pagine di ricette neo liberiste passato alla storia come ‘Il Mattone’.

Entrambe le parti avrebbero avuto un immenso tornaconto. Senza i paletti della democrazia i Chicago Boys avrebbero avuto l’incredibile opportunità di testare nella pratica loro teorie estreme. Pinochet si sarebbe intestato quel nuovo miracolo economico promesso dalle teorie di Friedman.

Auguri.

Augusto Pinochet

 

Dall’ideona ai fatti: la ‘controrivoluzione’

La tragedia ebbe inizio col golpe e con l’uccisione di Salvador Allende in quel tragico 11 settembre del 1973, poi con le esecuzioni negli stadi e i cadaveri nei fossi e nei canali, poi coi golpe nei golpe quando Pinochet eliminò anche i suoi compagni di merenda.

Continuò con l’applicazione a tutto spiano delle ricette di Milton Friedman e dei suoi Chicago Boys:

  • abolizione di controllo sui prezzi (che portò l’inflazione nel 1975 al 375%)
  • destituzione di ogni misura protezionistica (che distrusse le imprese locali sotto il peso della concorrenza delle multinazionali)
  • azzeramento della spesa sociale (istruzione e sanità in primis)
  • privatizzazioni e svendite in saldo.

Una nuova colonizzazione dove il bottino non erano più le terre, ma lo stato.

L’Economist chiamò tutto questo col termine ‘controrivoluzione’: lo sdradicamento delle conquiste socialiste ottenute sotto l’egida dell’economia keynesiana abbracciata dal governo di Allende.

Negli anni la controrivoluzione sarebbe stata esportata in diversi altri paesi dell’America latina, ma è in Cile che essa fu forgiata grazie a un campo spianato e sminato dalla dittatura sanguinaria di Pinochet, appoggiata dagli USA e fortemente desiderata dalle multinazionali statunitensi che scalpitavano col coltello tra i denti.

Nei primi 18 mesi di questa cura draconiana gli unici ad avere consistenti benefici furono i grandi imprenditori stranieri e una ristretta cerchia di finanzieri cileni detti piranhas, gente che guadagnava da ogni tipo di speculazione.

Gli stessi imprenditori che avevano appoggiato il golpe e che avevano tirato dentro i Chicago Boys per mettere un freno al socialismo di Allende, dopo solo un anno e mezzo non volevano più saperne de ‘Il Mattone’. Si invocava un ritorno all’economia reale, mentre fuori imperversava una febbre da speculazione finanziaria.

Ci vuole una Terapia Shock

Visto che i risultati non arrivavano e gli imprenditori scalpitavano, Friedman volò a Santiago e convinse Pinochet che si era sulla strada giusta ma che serviva più tempo. Propose a Pinochet una pacchetto di misure ancora più estreme – un vero e proprio trattamento shock – che alla prova dei fatti si tradusse in una recessione indotta.

I tagli alla spesa pubblica arrivarono a livelli mai visti, si arrivò a privatizzare praticamente tutto (asili, scuole, sicurezza sociale), l’industria locale collassò sotto il peso del mercato completamente aperto.

L’economista tedesco Gunder Frank calcolò che dopo un solo anno di terapia shock per comprare il pane se ne andava il 74% del salario di sussistenza, mentre sotto Allende tra pane, latte e trasporti se ne andava appena un 17%.

Il potere d’acquisto della classe lavoratrice era stato azzerato.


E il miracolo cileno?

Si dibatte spesso del presunto miracolo economico Cileno. La crescita del Cile cominciò nella seconda metà degli anni ’80, ossia dieci anni dopo le ricette dei Chicago Boys. Ma è difficile credere che derivino da queste.

Pinochet stesso cambiò radicalmente direzione nel 1982 nazionalizzando moltissime aziende che sotto la guida dei Piranhas avevano accumulato debiti miliardari.

La vera fortuna del Cile fu che Pinochet non privatizzò mai la Codelco, la compagnia mineraria nazionalizzata da Allende che da sola generava l’85% delle esportazioni cilene. Questo offrì un paracadute contro quella bolla speculativa che avrebbe distrutto il paese.

C’è un dato di fatto però: il Cile è oggi uno dei paesi più ineguali del pianeta. Nel 2007 si piazzava all’ottavo posto della classifica ONU dei paesi con la forbice più ampia.

Miracolo Cileno dunque? Forse, ma a spese di chi esattamente?

A ben vedere la crescita del Cile è stata resa possibile erodendo progressivamente i diritti economici e sociali della popolazione, arrivando a creare una forbice tra le più ampie al mondo con l’1% della popolazione detiene il 26,5% della ricchezza, mentre il 50% più povero ha appena il 2%. Altri dati che parlano chiaro (fonte: Panorama Social de America Latina – Report 2018):

  • circa il 10% della ricchezza nazionale è controllato da meno di 550 famiglie
  • il 50% più povero ha una ricchezza media di 5.000 dollari
  • il 10% più ricco ha una ricchezza media di 760.000 dollari
  • l’1% più ricco ha una ricchezza media di oltre 3.000.000 di dollari

Oggi i cileni devono tutto questo in gran parte all’eredità lasciata da Pinochet e dai Chicago Boys: un costo umano immenso che si aggiunge a quello esorbitante della feroce dittatura del generale.

Le ragioni delle rivolte iniziate a ottobre 2019 – casus belli l’aumento del prezzo della metro – fanno capo a questa storia scellerata che ha sfibrato una nazione sotto il peso della disuguaglianza.

E davvero non vorrei passare per vetero comunista nostalgico dei piani quinquennali o inveterato anti americano. Io adoro la proprietà privata e pure quel pirotecnico, a volte incomprensibile circo chiamato Stati Uniti.

Ma quando si dibatte sull’eterna questione della scelta tra libero mercato e regolamentazione, o peggio del ruolo degli USA come gendarmi del mondo, forse dovremmo scendere dalle barricate ideologiche, fare un bel respiro e ricordarci della storia recente del Cile.

Perché il Cile è lontano, ma il far west neo liberista potrebbe esserlo molto meno.

Nota: i dati riportati sono tratti da Wikipedia e Shock Economy di Naomi Klein (2017)

Per approfondire:
Shock Economy – Naomi Klein (2007)
Disuguaglianza e pensioni da fame. Così il Cile va in fiamme.
Chicago Boys (Wikipedia)
Colpo di stato in Cile (Wikipedia)
Economia keynesiana (Wikipedia)
Economia neoliberista (Wikipedia)
Miracolo cileno (Wikipedia)

Articoli suggeriti:
Guida alla Carretera Austral: on the road nella patagonia cilena
Patagonia: Argentina vs Cile
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©2021 Daniele J. Ermes Galassi
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Daniele ERMES Galassi

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