Balcani 2018 – #6 – Grecia – Certezze in vetta all’Olimpo

Sono da poco passate le 9 e siamo i primi a toccare la vetta di Skolio. Io, Umberto e Giulia. Dietro di noi fa la comparsa un improbabile biondino imberbe che sfoggia una tenuta da alta montagna di tutto rispetto: jeans e converse di tela. Chiede con marcato accento dell’est: qualcuno va a Mytikas?

Come no, giusto un paio di foto e saliamo, magari mano nella mano in una grande catena dell’amore. Tu poi andrai sicuramente alla grande con quelle scarpe lì. Vedrai, andrà tutto benissimo.

Arrivare alla cima di Skolio è stato facile come previsto, molto più faticoso è stato arrivare a Skala, la sella da cui si può scegliere quale vetta raggiungere. Perché parliamo di 800 metri di dislivello in circa 2km, praticamente un muro interminabile che inizia a circa mezz’ora dal rifugio. E che poi toccherà ridiscendere. Quelli di Litochoro, scoprirò poi, chiamano questo tratto Il Golgotha. Sì lui, il monte dove hanno messo in croce il nazzareno.

 

La fortuna ci arride: il cielo è ancora sereno e dai 2911 metri di Skolio il panorama è sublime. Un versante è dominato da creste morbide e selle arrotondate, un altro da formazioni rocciose molto più aspre e impervie. Impossibile non vedere il profilo seghettato di Mytikas e Stefani, le altre due vette più gettonate. E poi c’è lui: il mar Egeo acceso dai raggi del sole che filtrano tra le poche nubi.

C’è un guestbook, lo imbratto.

 

Ma è tempo di bilanci. In questa lunga e provante escursione di due giorni ho maturato poche ma solide certezze:

Certezza#1: Mytikas è solo per chi sa quello che fa
L’accesso alla vetta di Mytikas dovrebbe essere regolamentato: solo ascensioni con attrezzature (meglio se accompagnati da guide). Da Skala il colpo d’occhio è assolutamente dissuasore: una titanica parete quasi verticale, che si impenna nella parte finale come una rampa da skate forgiata nella pietra nuda. Non a caso della quarantina di persone che curiosavano intorno alla bocchetta d’ingresso alla via, solo quattro hanno tentato la scalata.

Le due tedesche: dopo un inizio baldanzoso e sprezzante, eccole fare inversione a U dopo pochi metri senza iniziare ad arrampicare. ‘Troppo esposto’ è stato il loro commento tecnico.

I due ragazzini di nazionalità ignota: hanno invece iniziato a scalare senza attrezzature e senza protezioni. Non so se ce l’abbiano fatta, siamo ridiscesi mentre si trovavano ancora a metà parete perché il tempo si stava mettendo male. Sono comunque abbastanza convinto di una cosa: il problema non è tanto salire, quanto scendere.

Guardate questa foto: li vedete quei due puntini neri in basso a destra? Sono loro. Questo vi dovrebbe dare un’idea.

Mytikas (2917): in basso a destra i due escursionisti che si apprestano a salire senza attrezzature

Mentre giravamo i tacchi, sono arrivate delle guide con tutto quello che serve: funi, imbraghi, caschi. E questo, almeno dal mio personale punto di vista, pone una pietra tombale sulla faccenda: Mytikas è per gli scalatori attrezzati. Non dico che non si possa fare a mani nude, dico che è un rischio enorme che non ha senso correre.

 

Certezza #2: quelli del CAI di Bergamo non ci stanno con la testa
Definiscono l’ascesa a Mytikas una salita ‘che non presenta particolari difficoltà’. Uno potrebbe dire ‘va bè io inizio semmai torno indietro’. Purtroppo chi va in montagna sa che non funziona così, c’è il rischio di rimanere bloccati o paralizzati dalle vertigini quando si fanno queste cose. Come dice Umberto di Biella, ‘quelli del CAI di Bergamo non fanno testo’.

 

Certezza #3: anche in Grecia c’è gente che non ha la minima idea di cosa significhi andare in alta montagna
Sandali, converse, ciabatte, ballerine: si è visto di tutto. Mancava giusto il tacco 15 (o almeno non l’ho notato).

 

Certezza #4: i Sibillini funzionano
Una primavera e un’estate particolarmente attive sui sentieri dell’Appennino tra Marche Umbria sono stati un’adeguata palestra per questi due giorni.

 

Certezza #5: per trenta lunghi anni ci hanno preso per il culo
Cristina d’Avena ci ha raccontato un mare di minchiate: sulla cima dell’Olimpo NON c’è affatto una magica città, non c’è Zeus che tocca il culo a Minerva, non c’è Eros con quella sua eRRe fastidiosissima, non c’è Apollo che scarriola il sole con quel carretto scalcinato e soprattutto non c’è Pollon con la sua polverina che serve a dare l’allegria. E anche se devo dire che un po’ io me lo aspettavo…non posso non dichiarare al mondo il mio disappunto sul guestbook di Skolio.

Guestbook di Skolio

 

 

PS
Quasi dimenticavo: e i tedeschi inghiottiti dal sentiero E4? Quelli della puntata precedente, quelli vestiti come chi porta il cane a pisciare? Vivi e vegeti. Uno dei due particolarmente acciaccato. Me li sono ritrovati la mattina all’alba al rifugio, avevano dormito li dopo essere saliti su Skolio in tarda serata, con una ridiscesa del Golgotha nelle tenebre e sotto la pioggia. Bella idea, davvero.

 

 

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