Colombia 2019 – Giorno #5 – Parapendio a San Gil e algebra della menzogna

Se hai certe fregole, qui a San Gil puoi sfogarti con rafting, parapendio, bunjee jumping, caving, canopy, downhill e altre cosucce sfiziose. Roba che se non ci lasci il collo, ci lasci almeno un rene visti i prezzi.

Decido di investire il mio rene disponibile per oggi in un volo in parapendio, attività che ancora manca nel mio palma res di minchiate portate a termine.

Eccomi qui imbragato a Miguel, pronti per la rincorsa che prelude al volo. Miguel non sa che ho mentito spudoratamente al suo ufficio durante la compilazione del modulo d’iscrizione.

Problemi alla schiena? NO.

Una cosa più lontana dal vero è difficilissimo immaginarla visto che vanto due ernie discali che mi tormentano dal lontano 1997, eredità non tanto del nobile gioco del basket, quanto della sala pesi fatta a cazzo e dei lavoretti da muratore fatti in nero.

Il mal di schiena è davvero una brutta bestia e per tanti motivi. Uno di questi è che ti fa realizzare quanto siano scontati e poco fantasiosi i tuoi conoscenti quando il loro commento in proposito si esaurisce nella più rara, preziosa e originale delle stoccate creative: ‘sei vecchio’.

Comunque mentre sono imbragato a Miguel a quasi 2000 metri, pronto a lanciare i nostri corpi ormai avvinghiati a un unico destino nel vuoto del canyon Chicamocha, ho un improvviso moto di autoconservazione:

Oh Miguel, per l’atterraggio…occhio che mi fa un po’ male la schiena…

Miguel sbianca, e guardate che Miguel era nero per essere nero fino a un secondo fa.

Ma che hai? Un incidente? Un’ernia?

Capisco che il volo è in pericolo e quindi minimizzo.

Ma l’hai dichiarato sul modulo, vero?

Una pausa sarebbe fatale, quindi segue risposta fulminea:

Seguro Miguel! Tranquillo! Certo che l’ho dichiarato!

Miguel se la beve. O forse fa finta di bersela perché immagino lo paghino a cottimo e dopo una rincorsa di manco tre passi mi trovo già a scalciare nel vuoto. Siamo in volo.

Come si dice? Due menzogne fanno una verità. No, mi sa che non si dice, quella era l’algebra dove meno per meno fa più. Fatto sta che certe volte bisogna guardare al risultato.

Chiedo a Miguel qualche acrobazia, già che ci siamo, lui becca la corrente termale giusta, sale di quota e ci lanciamo in qualche circonvoluzione che mi ricorda tanto da vicino certe giostre poco adatte ai deboli di stomaco. Mica male, meglio del lancio col paracadute per quanto mi riguarda, che all’epoca non mi aveva detto granché.

Segue scambio di opinioni coi miei compagni di escursione, una masnada di ventenni, qualche trentenne e due ragazze sui quaranta, tutti rigorosamente in viaggio per mesi e mesi. Nessun italiano all’orizzonte.

Menzione d’onore all’olandese sulla trentina che si è licenziato e viaggia da tre mesi sostanzialmente a caso, prendendo aerei da una capitale all’altra in base a twist umorali, senza aver manco chiaro che il Sud America inizia dopo Panama e che la Patagonia non è uno stato.

Adesso torno a San Gil e poi mi butto verso Santa Marta in bus, giusto 12/14 ore di tirata notturna.

E la schiena ringrazia.

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