Grecia/Turchia 2019 – Giorno #10/11 – Cose turche, cose da fare e cose da non fare

Che pace. Girare di prima mattina per la penisola di Gallipoli tra campi di girasole e grano, mare piatto che più piatto non si può, col profumo dei pini che ti irrompe nelle narici a curve alterne è stato la cosa migliore che potessimo fare prima di lasciare la Turchia.

E quegli sterratini che imbocchi a caso sperando di non rimanerci incastrato, con Struso che ti guarda ammiccante di traverso da sopra la Silver Slut prima di lasciare l’asfalto…ahhh.

Anche qui non scenderesti mai dalla moto, anche perché se parti di buonora non trovi anima viva in giro e questo angolo di serenità pre-dogana è tutto tuo.

Ma parliamo d’altro, e cioè di cose prettamente turche. In ordine sparso:

Il turco è un diesel
Parte con molta, molta calma e poi macina tutto il giorno. Negli ostelli o negli alberghetti prima dell 8 o 8.30 la colazione non esiste. In giro non c’è anima viva fino alle 9 se va bene. La sera invece tirano tutti dritti come muli fino quasi a mezzanotte, bancarellari compresi.

L’alcol è proibito (sì come no)
Lo trovate praticamente ovunque. Capita che te lo portino mimetizzato in brocche di terracotta tra mille occhiolini.

La password wifi è un segreto
Quando gliela chiedi, ti levano il cellulare di mano, si girano di spalle e la inseriscono. Poi che il più delle volte la chiave sia semplicemente ‘nome del locale + 1234’ o ‘nome locale + anno in corso’ poco conta.

Il bidet integrato nella tazza del water
Una versione analogica e molto più spartana di quel prodigio della tecnica che sono water elettronici giapponesi per i quali avevo perso la testa. Per noi italiani bidet-addicted è una vera manna dal cielo. Sebbene Struso abbia da ridire sulla loro igienicità, li ho apprezzati e manco poco: meglio questi che farsi il bidet sul lavandino dove ci laviamo la faccia. Struso è convenuto anche a te, credimi.

In due sul GS
La polizia ha in dotazione dei costosissimi GS 1200, ma gli agenti (rigorosamente maschi) vanno in giro in coppia su un’unica moto. Mi sembra una soluzione un po’ bislacca. Secondo Struso è anche molto poco mascolina.

Il punchy ball ovunque
Ve li ricordate quei punchy ball tamarri che si incontravano al luna park? Ecco, in Turchia te li ritrovi davanti quando meno te lo aspetti. Dai benzinai, nelle aree di sosta, a bordo strada, nei parchi, nel giardino dell’ostello. Inspiegabile.

E infine la mia preferita in assoluto:

Le macchine della polizia cartonate
Le prime volte ti ci frega. Ti ritrovi a inchiodare perché vedi una pattuglia all’orizzonte, ma quando ti avvicini realizzi che è solo un misero cartonato a dimensione reale con delle lucine rosse e blu che lampeggiano sul tetto. C’è pure disegnato il pulotto. Capisco i tagli alle spese, ma così è troppo dai.

Tra le cose da fare sulla via del ritorno verso il porto di Igoumenitsa una volta rientrati in terra ellenica ci metto indubbiamente le Meteore e la Zogoria. Della Zagoria ne ho parlato l’anno scorso in questa puntata, delle Meteore c’è poco da dire se non che paesaggisticamente sono eccezionali, specie al tramonto.

Certo, tra gente che sghignazza, ronzii di droni e fotografi che urlano come pescivendoli agli sposi quale posa assumere, ti penti di non esserti portato dietro almeno un fucile a pallettoni.

Ma per chi ha la pazienza di rimanere fino a che non se ne va l’ultima combriccola di stronzi, c’è uno spettacolo aggiuntivo: calano le tenebre, il frinire dei grilli si sostituisce al baccano, le stelle bucano il cielo una dopo l’altra. Sarebbe da dormirci col sacco a pelo su queste rocce, altro che.

Quanto alle cose da non fare, direi senz’altro che non bisognerebbe mai incagliarsi in un letto di un fiume sabbioso a poche ore dal traghetto di ritorno.

E a corollario: mai mandare avanti Struso in uno sterrato.

Che dire…sono stati 4910 km e quasi 67 ore effettive di guida spese bene, davvero molto bene. La prossima volta arginina anche per me, un bel corso di guida off-road sulle spalle per tutti e vedrai che andrà anche meglio.

Ci sentiamo, speriamo presto.

 

 

 

 

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