Islanda 2015 – Giorno 3: schiaffi meteo per noi

Tre amici che si conoscono dall’asilo a caccia di aurore boreali a bordo di un 4×4 tra poderose tempeste di neve, ghiacci eterni e affettati misti.
Clicca per leggere dalla prima puntata

 

Vik, costa sud islandese, ore 11,50: Thristo e Franco inghiottiti dalla tormenta di neve mentre partono inspiegabilmente a bordo del nostro SUV. Stop.

Caduti nella notte almeno 50 cm di neve. Stop.

Non ho capito perché si siano addentrati nella tormenta, lasciandomi peraltro sulla tazza del water intento a sondare e forzare i limiti dello scibile. Peggio per loro, il cibo ce l’ho io. Stop.

Ore 12: eccoli tornare in questo ostello in cui siamo solo noi, una coppia di indiani e due cinesi. Il problema è che sono tornati senza SUV. Si sono impantanati. Si può bestemmiare su WordPress? Stop.

Da qui inizia l’emergenza neve vera e propria: le porte dell’ostello si bloccano, la macchina tende a scomparire sempre di più sotto i colpi delle raffiche di neve. Per sbloccare il veicolo le tentiamo un pò tutte: acqua bollente per liberare le ruote, tavole di legno sotto i pneumatici, spinte, pesi sul cofano…manco per il cazzo.

Stare fuori ad armeggiare sotto la tormenta è proibitivo, fa freddo e ci si bagna in un attimo. Abbigliamento tecnico una fava. Decidiamo di attendere che smetta per poi tentare di procurarci una pala e provare a liberare il veicolo. Appare chiaro che la giornata è bruciata, ma era un’eventualità messa in conto. E dire che ieri l’Islanda era stata meteorologicamente inappuntabile, omaggiandoci con sole e cieli azzurri ovunque andassimo.
Proprio mentre deliberiamo unanimi che l’unica cosa saggia da fare è cucinare fusilli ai funghi nella cucina dell’ostello (colonizzata caparbiamente sin dal primo momento a detrimento dei due cinesi e della coppia di indiani), ecco passare una macchina della polizia. Non ci salva, ma chiama il soccorso stradale che, essendo già in giro per recuperare un altro povero cristo infognato chissà dove sulle montagne, ci tira fuori senza chiederci un centesimo. Che dire: il nostro piano attendista a base di fusilli e funghi l’ha spuntata.

Ore 15: implementazione piano attendista. Nel frattempo fuori continua a furoreggiare l’armageddon.

Ore 17: blackout. Saltano luce e riscaldamenti. Stimiamo in un’ora il tempo che ci separa dalla morte per assideramento. Franco vaneggia di riprendere la macchina e fare un giro (nonostante sappiamo che non c’è assolutamente nulla là fuori). È chiaro che sta perdendo la ragione definitivamente. Ma trabocca di acredine quando dalla finestra vede agonizzare un’altra macchina nella neve. Anche quella si salverà grazie ai soccorsi chiamati dalla polizia, con noi a guardare da dietro a un vetro come dei vecchi di merda ipnotizzati dai lavori in corso.

Ore 19: torna la luce.

Il piano per domani è ambizioso: consiste nel fuggire appena possibile da Vik (che a quanto pare è il male assoluto in termini meteo), passare il deserto di lava del Sandur, raggiungere la laguna glaciale di Jokulsarlon per vedere gli iceberg e poi rischizzare verso Vik, farle un manicotto con medio in corsa, per poi lasciarsela alle spalle per sempre prima che torni la tempesta del secolo (prevista per dopodomani naturalmente sempre qui a Vik).

E corroborato dalle grottesche atmosfere di Tom Waits pompate dallo Spotify di Thristo dichiaro quanto segue: è tempo di premiarci con il nostro primo ristorante islandese!

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5 Comments

  • Anonimo febbraio 22, 2015 at 9:32 pm

    Ho capito che fa freddo e vi servono calorie che è giusto introdurre con carboidrati a medio-lungo rilascio……ma cavolo….dove sono le proteine!!!!! Carne, voglio vedere della carne…

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  • Paolo Biondini febbraio 23, 2015 at 6:30 am

    stè a casa, che è mejo!

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  • Daniele Frenquelli febbraio 23, 2015 at 10:40 am

    Ristorante islandese?! Mi pare più una trattoria Romana

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  • elena febbraio 23, 2015 at 1:13 pm

    la domanda è….ma non era meglio andacce d’estate?

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    • Anonimo febbraio 23, 2015 at 6:47 pm

      Nell’ordine: la carne c’era, a casa ci staremo da veci, quelli erano fusilli cucinati da noi, d’estate non si vedono le aurore.

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