Messico 2018 – giorno #1 – Bienvenido a Tijuana!

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Attraversare confini mi è sempre piaciuto un casino. È un concentrato di realtà. Esci da un mondo, fai due passi, e ti ritrovi in un altro completamente diverso. Non a caso quando hanno abolito le frontiere in Europa mi sono sentito derubato.

Ed è con con la classica combo Amtrak (treno) + San Diego trolley che mi ritrovo al confine USA/Messico dopo quattro giorni di lavoro al NAMM SHOW di Los Angeles. Fresco come una rosa, pronto a gustarmi la prima sorpresa: la nuova tassa sull’immigrazione messicana.

Ben 533 pesos dal nulla per chi entra nello stato dal primo gennaio 2018. Il cambio favorevole euro/peso impartisce una bella ridimensionata all’estorsione, ma sono sempre 23 euri e rotti sottratti con nonchalance a un povero mochillero animato dei migliori intenti.

Naturalmente poi Tijuana mi accoglie come mi aspetto: sole, terra bruciata, macchine scassate, musica strombazzante e sirene della polizia ululanti. Nulla da ridire su questo.

Voglio però andare più a fondo fornendo un quadro multisensoriale della faccenda Tijuana.

Vista: la terra del deserto che verso San Diego è contenuta dall’opera dell’uomo nel segno del più misurato decoro, qui sbuca fuori in ogni modo. Ai lati delle strade, sui marciapiedi, negli spiazzi adibiti a parcheggio. E Tijuana è una trappola mortale: un ginepraio di buche, canali di scolo a terra, tombini aperti, fossi. C’è veramente da guardare dove si cammina, hanno anche divelto una serie di alberi disseminando abissi avidi di passanti.

Gusto: sempre buoni i tacos. Soprattutto quelli di asada presi per strada. E sempre commovente quel leggero imbarazzo di stomaco che si avverte dopo un’oretta. Fa tanto latin America.

Udito: spazio sonoro tenacemente conteso tra musica latina, rombo di motori, schiamazzi sguaiati e sirene delle forze dell’ordine. La colonna sonora che esigi in una metropoli messicana.

Olfatto: esclusi quei momenti in cui sembra di passeggiare in una stalla, c’è la solita miscela esotica che adoro, fatta di carni grigliate, mais riscaldato e effluvi di benzine rosse che da noi sono vietate da secoli.

Tatto: non lo so, sostanzialmente non ho fatto nulla tranne andare al Museo de las Californias, ma non si poteva toccare niente. Quindi non mi pronuncio.

Non c’è molto a Tijuana, diciamo la verità. La via principale, Avenida Revolution, è la più tipica delle tourist trap, con una simpatica variante: le farmacie. Non credo esista un posto al mondo con una concentrazione più alta di spacci di dispositivi medici. Se avete mangiato quei tacos per strada e avete quel dolorino di cui sopra, questo è il posto giusto per raccattare un Malox o un Imodium.

Domani inizia la parte seria del viaggio: ritiro una macchina e mi lancio nel deserto. Poi vi dico. Adesso devo trovare un modo di tappare le finestre che mancano le tende e c’è un lampione che mi illumina a giorno questa chiavica di stanza.

Hasta mañana.

1 Comment

  • Daniele J. Ermes febbraio 2, 2018 at 6:15 pm

    L’ha ribloggato su daniele galassie ha commentato:

    Il viaggio in Messico continua sul mio blog ‘Quel randagio di Ermes’.
    Ti aspetto!

    Reply

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