Messico 2018 – giorno #13/14/15 – Copper Canyon – Urique: i Tarahumara e l’Ultramaratona

Dopo tre ore di discesa su uno sterrato sconnesso con curvoni a spiombo sul nulla, lo scuolabus scatarrante e cigolante mi scarica in un angolo dell’unica via di Urique. E il colpo d’occhio è di quelli che lasciano il segno: una strada completamente invasa da bambini che corrono, giocano, urlano e tutt’intorno, ai lati, uomini e donne nei tipici abiti indio dei Tarahumara, l’etnia dominante della regione. Se non siete mai entrati a Urique di domenica pomeriggio non avete mai provato veramente la sensazione di essere osservati.

Urique è un piccolissimo villaggio Tarahumara sul fondo della Barranca de Urique. Barranca significa canyon, e il Canyon de Urique fa parte di quell’immenso sistema di canyon che viene denominato Barranca del Cobre o Copper Canyon. Non ci avete capito una mazza, lo so, ma l’importante è sapere che sono qui perché sto viaggiando a bordo del Chepe, il treno che unisce il Pacifico a Chihuahua passando proprio per questo complesso di canyon.

Comunque, Tarahumara (o Raramùri) significa ‘Gente che corre’.

E questa è gente che corre davvero, si dice fino a 20 ore consecutive senza soste. Ma se una volta i Tarahumara correvano per cacciare, oggi corrono per spirito sportivo: proprio qui a Urique si celebra l’Ultramaratona, nome completo Ultra Maratòn Caballo Blanco, una folle corsa di 82km per impervi sterrati di montagna a cui ogni anno partecipa un numero crescente di atleti internazionali. Qui tutti sono in orgasmo totale per l’Ultramaratona, non si parla d’altro. Conversazione tipo:

Prima volta a Urique?

Sì.

Ti piace?

Si.

Torni per l’Ultra maratona?

No.

Segue faccia delusa dell’autoctono.

C’è però un’altra tradizione Tarahumara legata alla corsa e ho la fortuna di vederla coi miei occhi appena sceso dal furgone: la rarajipari. Sostanzialmente è un fiume di gente armata di fiaccole artigianali che corre dietro a una piccola palla. Chi la raggiunge la calcia. Tutto intorno grida di incitamento e via andare. C’è pure chi bara mescolandosi nel caos generale in sella a una bici scassata.

Ai lati della strada bambini fanno dei falò per attizzare le torce. Tra un’ondata e l’altra di rarajipari passa qualcuno, naturalmente di corsa: si sta allenando per l’Ultramaratona 2018. Poi di nuovo schiamazzi di incitamento, una pallina e 50 matti dietro.

Un circo surreale che dura fino a notte fonda quando un black out, inflessibile, fa calare il silenzio e manda tutti sotto le coperte.

E i vestiti? Fantastici, colori sgargianti con larghe gonne per lei, tenuta da sciamano fluorescente con mantellina e mutanda arieggiante per lui quando corre. E le scarpe? Sandali ricavati da copertoni usati. Dai, i Tarahumara sono totali.

Avrei tanto da dire, aggiungo solo un particolare: a 14 anni sono mamme, a 30 sono nonne, a 45 sono bisnonne e così via. In tutta la mia vita io non ho mai visto un posto con tanti bambini in così pochi metri quadrati e mi viene da pensare ai nostri parchi vuoti.

Insomma memorabile Urique e memorabili i Tarahumara, ma arrivare qui non è facile. Da La Paz ci ho messo 7 ore di traghetto, 2 di autobus, 5 di treno e altre 3 di scuolabus.

Ah, quello che segue è il bando per la Ultra Maratòn Caballo Blanco 2018, si terrà il 4 marzo. C’è ancor tempo per l’iscrizione: 250 dollari e siete subito in pista. Certo, dovrete rinunciare a un altro circo, quello delle elezioni politiche italiane, ma se avete le ferie io ci farei un pensierino.

EDIT:
Ti è venuta voglia di farti un viaggio a bordo del Chepe Express alla scoperta del Copper Canyon vero?
Bene, ho scritto la guida che fa al caso tuo: Copper Canyon e Chepe: cosa fare, quando farlo, come farlo.

Buona lettura!

Il ferreo regolamento

 

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