ATTENZIONE: quello che segue è un post ad alto contenuto erotico. Se pensate che questo possa urtare la vostra sensibilità è il momento di fermarsi nella lettura.
Sono solo, a mollo in una piccola pozza termale in un canyon della Sierra de la Laguna. L’acqua è calda e incredibilmente trasparente, da rimanerci ore. Non ho programmi se non continuare a cuocermi in questo brodo.
Ma arrivano Carla e Karolina, 24 e 28 anni, entrambe made in Mexico. Carla ha i tratti indio con in testa un biondo platino in coordinato con quel suo costumaccio intero color oro di un kitsch avvilente. Katerina sembra invece più una cubana e sfoggia un culo da Brazzers con un tanga minimalista. Il suo è uno di quei culi che se le lanci una biglia giù per la schiena, la biglia arrivata a fondo corsa si impenna e schizza via verso il soffitto. Amico maschio, dovresti avermi inteso. Chissà quante volte avrai fatto il test della biglia con risultati deprimenti.
Le due ragazze sono gentili, incuranti della legge e disinibite. Entrano subito in acqua. Dopo un giro di alcolici e sostanze, Karolina assume movenze da predatrice e inizia ad avvinghiarsi su Carla. Carla all’inizio è un po’ titubante, ma poi si lascia andare. Tanto non c’è nessuno. A parte me, si intende.
State ancora leggendo scommetto.
La panterona col culo disegnato al compasso è incontenibile, sembra volersi mangiare Carla e in effetti poco ci manca. Io non mi scompongo, ho studiato tanto sulla carta stampata prima e sui video didattici poi, figuriamoci se mi trovo a disagio. Non immaginatemi distante a fare il guardone, ho la mia dignità: io sono proprio lì a due centimetri e la predatrice d’ebano se ne compiace. Occhiali da sole, faccia di bronzo: sono in prima linea, impassibile. E tenete a mente che l’acqua è trasparente, è un dettaglio importante nell’economia della faccenda, lo capite bene.
È evidente come la mulattona tutta tatuaggi domini sia psicologicamente che fisicamente la timida Carla, ridotta a gingillo erotico nonché schiavetta personale. Carla che rulla, che stappa birre, che cura la selezione musicale e che ci preparerà un chevice di gamberetti a fine show. Ma lasciamo stare i gamberetti che sono dettagli, torniamo a Carla che comunque ormai non sembra troppo a disagio quando si vede riempita la bocca di lingua. Anzi mi guarda e sorride. Poi è l’istigatrice che si gira verso di me, sempre insondabile dietro i miei occhiali a goccia, piega un angolo della bocca lasciva e mi fa:
‘Hermoso eh? Te gustas?’
Adesso è il momento di svestire i panni del Buddha e dire la mia. Che sarebbe:
‘Sono quasi sicuro potreste fare di meglio…’
Ma non faccio in tempo. No.
Arrivano in rapidissima successione una coppia di vecchi inglesi del cazzo, un ensemble di francesi di merda e un’altra nordeuropea dei miei coglioni. Tutti in mezzo metro quadrato.
Il prossimo che dice ci vuole più Europa gli sputo in faccia. Europa unita una fava, io vi odio tutti.
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Daniele ERMES Galassi
Zaino in spalla, mani sul volante, casco in testa: vale tutto. Andale!