Patagonia 2017 – giorno #4/5 – Cile – Duo tonico italocarioca 

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Polvere, autostop, fiordi, trekking, ghiacciai e personaggi come sempre epici: di nuovo da solo a sudare sangue sulla impareggiabile Carretera Austral. Con un piacevole diversivo sul lato argentino.
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Non credo di essere mai stato così stanco come alla fine di questi due giorni di trek…erano 28 gradi alle sei di sera e dei brividi mi scorrazzavano su e giù per le braccia…forse avrei dovuto prenderlo come una specie di campanello d’allarme. Comunque: destinazione ghiacciaio Michimahuida.

Ancora una volta logistica affidata a gambe e autostop: il primo giorno 10 km a pieno carico per arrivare al camping Ventisquero, considerato il campeggio con la veduta più suggestiva di tutta la Patagonia. Peccato stesse piovendo con nubi basse e io non abbia visto una mazza. Insetti volanti grossi come una noce mi hanno in compenso tormentato per tutto il tragitto, costringendomi a sbracciare al vento senza sosta come uno schizofrenico. Una signora mossa a compassione è scesa dalla macchina per darmi del repellente specifico (finendo però per spararmelo giu per la gola mentre pronunciavo un sentitissimo gracias).

Segue serata sotto al quincho (copertura in legno) con tre cileni e un brasiliano. Siamo solo noi in tutto il camping. I fornelletti da campo regalano perle di alta cucina (sono l’unico col modello che ha problemi di reperibilità per la ricarica – sempre tu sia maledetto Marco Lucioli).

La notte piove, tanto. Ma fortunatamente la tenda non mi è stata consigliata dal predetto Lucioli e tiene bene l’acqua.

La mattina piove, un po’ meno. Io e Bruno il brasiliano partiamo, consapevoli che oggi sarà durissima:

  • 20 km per arrivare alla base del ghiacciaio Michimahuida e tornare al campeggio
  • smontaggio e reimpacchettamento materiale da campo
  • 10 km a pieno carico fino alla strada
  • autostop per coprire gli ultimi 26 km che ci separano da una vaga forma di civiltà.

Una sterminata vallata glaciale avvolta dalle nebbie (che un nerd a corto di fantasia descriverebbe esaltatissimo come Mordor) ci separa dal fronte del ghiacciaio Michimahuida, ora completamente ingoiato dagli inferi. Solo in Islanda ho provato la sensazione di essere così vicino a Lucifero. Arrivati al cospetto del ghiacciaio in circa 3 ore ecco di fronte a noi una massa informe di nebbia e nuvole. Il ghiacciaio ce lo possiamo solo immaginare. Ma poi il miracolo: all’improvviso il cielo si ripulisce svelando un fronte di ghiaccio che non immaginavamo così imponente e articolato. Tutt’intorno a noi si rivelano pareti verdeggianti rigate da rivoli e cascatelle: incredibile cosa si celasse dietro le nebbie.

Silenzio assoluto. Solo io e Bruno (non sarà la donna dei miei sogni ma almeno è uno che sa quando stare zitto). Tutta roba nostra. I vantaggi di svegliarsi presto e partire nonostante la pioggia.

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