Tunisia 2020 – Giorno #4 – Primi contatti (anche intimi)

La lunghissima giornata verso Tozeur prevede tante di quelle cose che c’è veramente da scattare dal letto con le molle al culo per non arrivare anche stasera avvolti nell’oscurità del deserto.

Ho sempre desiderato guidare una enduro nel southwest degli Stati Uniti: ecco, quello che si vede dai viewpoint della pista Rommel somiglia incredibilmente a un lembo di Arizona, Utah o Colorado trapiantato in Nordafrica.

E ci siamo solo noi tre.


Talmente bella questa pista che quasi la rifaremmo, magari in senso inverso come suggerisce il Bertellone mentre si ingegna in coraggiosi autoscatti armeggiando col suo arsenale di gadget fatto di clamp, trespoli e mini stand di varia natura. Se esiste un aggeggio per fare un qualcosa, Bertellone ce l’ha e l’ha portato. D’altronde aveva 6 powerbank per una tre giorni in Sardegna, roba da soddisfare il fabbisogno energetico dell’isola per un mese.

E pensare che io non ho manco il cavo per caricare il cellulare, me lo hanno fregato in traghetto.

Puntiamo verso le oasi di montagna, con prima tappa a Mides. Qui siamo vicinissimi al confine con l’Algeria. C’è un canyon pittoresco che continua a ricordarmi l’ovest degli Stati Uniti. Ancora nessuna moto o turista nei paraggi. Zero assoluto. Viaggiare in bassissima stagione è un vero privilegio, venti giorni fa qui si camminava in fila indiana ci dicono.

Ma arriva a Tamerza, nella seconda oasi, il vero twist che non t’aspetti: un tizio (naturalmente una guida sotto mentite spoglie) ci propone una pista sabbiosa che passa dentro le pareti di un altro canyon. Ce la vende come La Petra della Tunisia. È ben informato e sa che gli Italiani adesso sono tutti in fissa con la Giordania, mica scemo l’amico.

Ma tanto noi non è che ci facciamo pregare più di tanto: tempo zero lo seguiamo mentre imbocca una pista che non avremmo mai trovato. Oltre a rivelarsi un’escursione oltre ogni aspettativa, è anche il nostro primo contatto con la sabbia tunisina. Soprattutto il Bertellone ci entra in contatto molto intimo, cadendo all’uscita di un guado.

Nessuno si scompone, siamo qui per questo.

Segue mini trekking per vedere il canyon da diverse angolazioni e l’arrivo a una cascatella. Davvero due ore ben investite.



Quando risbuchiamo sull’asfalto è ora scossa di puntare verso Tozeur e trovare un posto per dormire.

E naturalmente ci arriveremo al buio.

Daniele ERMES Galassi

Zaino in spalla, mani sul volante, casco in testa: vale tutto. Andale!

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