Patagonia: Argentina vs Cile. Sfida in 10 round

Che la Patagonia sia uno degli angoli di pianeta più entusiasmanti per chi è in fissa con natura, avventura e viaggi on the road è universalmente riconosciuto. Ma è meglio la parte argentina o quella cilena? Dopo due viaggi in solitaria in queste terre, ho qui delle risposte per voi…

PATAGONIA: ARGENTINA vs CILE IN 10 ROUND

Patagonia: Argentina o Cile? Come da titolo, ho deciso di impostare il Patagonia argentina vs Patagonia cilena in 10 round corrispondenti a 10 argomenti diversi. Più sprintoso e meno noioso della solita guida no?

E allora àndale!

Round #1 – Panorami e natura

Stiamo parlando di Patagonia, va da sé che qui la natura sia perennemente in tiro, sia che si tratti di in primavera, estate, autunno o del proibitivo inverno. In realtà i mesi in cui potrete visitarla sono a dir tanto appena 4-5 in tutto, diciamo da novembre a aprile. Qui col meteo proprio non si riesce a scendere compromessi, comanda sempre e comunque lui.

D’altronde la bellezza celestiale di certe zone è cesellata proprio dalla furia degli elementi, specialmente nel lato cileno, dove le copiosissime piogge e le intemperie scatenate dall’oceano hanno dato vita a fitte foreste pluviali e scolpito fiordi glaciali frastagliatissimi che ricordano quelli della Norvegia e dell’Alaska. Completamente diverso il lato argentino, con coste lineari e interni molto più aridi a causa delle Ande che bloccano le piogge provenienti dall’irrequieto Pacifico.

La Patagonia dell’Argentina sfoggia sconfinate praterie,  panorami montani di assoluto rispetto in zone come Bariloche, El Bolsòn o El Chaltèn e annovera pezzi da novanta come il ghiacciaio Perito Moreno nella zona di El Calafate, ma sconta un’estesissima zona desertica di arida pampa che dopo un po’ viene inevitabilmente a noia.

Per darvi un’idea dell’estensione di cui stiamo parlando, considerate che da Bariloche a El Calafate sono 24 ore di bus e tutto ciò che vedrete dal finestrino sarà uno straniante quanto ripetitivo paesaggio desertico, solo polvere, rocce, terra e arbusti, puntellato tuttalpiù da qualche isolatissimo ranch.

Completamente diversa la faccenda in Cile: molto più stretta e dinamica, la Patagonia cilena ha tutto quello che ha quella argentina e anche di più, ma concentrato in un territorio decisamente più vario e infinitamente più ostico. Fiordi, laghi glaciali dello stesso colore del cielo, immacolati ghiacciai dal fronte impressionante dove non incontrerete quelle orde che si accalcano rumorose a Perito Moreno, fiumi turchesi per il rafting, canyon, fittissime foreste da cui svettano cime innevate, immensi parchi nazionali in cui fare trekking per giorni distanti da folle oceaniche. Non c’è un centimetro quadrato di Patagonia cilena che non nasconda una gemma, basta alzare lo sguardo all’orizzonte e ci sarà sempre qualcosa che vi tramortirà.

Credetemi: la Patagonia argentina è bellissima e anche la sua parte desertica ha un indiscutibile fascino, ma la Patagonia cilena è semplicemente un sogno ad occhi aperti.

Argentina 0 – Cile 1

Prima di passare al secondo round… giusto qualche scatto al volo per darvi un’idea di cosa parliamo…e ricordatevi che io sono il peggior fotografo del mondo: punto e premo spesso senza manco stare a guardare, chi c’è c’è…

Round #2 – Organizzazione, logistica, comfort

In Patagonia cilena è tutto difficile, nel lato argentino è tutto più facile. Certo, è sempre Patagonia e quindi il vostro bus potrebbe ritardare e manco di poco, essere cancellato o persino partire inspiegabilmente in anticipo come mi è successo a El Bolsòn. In Patagonia i tempi vanno sempre presi con le molle, sia che si parli di Cile, sia che si parli di Argentina, ma nel lato cileno è tutto stramaledettamente ostico dal punto di vista logistico e organizzativo, roba da andare fuori di testa.

In Patagonia cilena gli abitanti sono pochi e tutto è incasinato da un meteo volubile che può rendere strade e acque inagibili, bloccandovi chissà dove. Chi si avventura qui deve essere sicuro di avere tempo.

In Cile percorrere la Carretera Austral (l’iconica strada patagonica che serpeggia verso sud, sicuramente una delle più belle di questo pianeta) è una vera sfida, dove il viaggiatore si deve barcamenare tra pochi malandati autobus che non si sa quando partiranno, non si sa quando arriveranno, non si sa se avranno posti liberi. Il tutto inframezzato da piccoli e malandati traghetti spesso straripanti di gente, che potrebbero rimanere ormeggiati a causa delle condizioni meteo o di un guasto.

Noleggiare un’auto costa entrambi i reni, con costi di drop off (tassa sola andata) altissimi. Senza contare che poi dovrete per forza imbarcare il veicolo nei traghetti e potreste faticare a trovare posto. E senza dimenticare che la strada è spesso in pessime condizioni, con ampi tratti non asfaltati, curve esposte, polvere e fango.

Non a caso uno dei mezzi più utilizzati per percorrere questa impareggiabile strada è il dedo, cioè l’autostop. Io stesso l’ho usato molto quando non trovavo posto nei pochi bus di passaggio: è sicurissimo e funziona, sebbene in parecchie zone la competizione tra autostoppisti sia davvero strenua e stremante.

La frustrazione principale nella Patagonia lato Cile è proprio di natura logistica: triboli come un cane per arrivare in certi luoghi, perché mancano i collegamenti. Se ci sono servizi di qualche piccola agenzia sono carissimi e vincolati a un numero minimo di partecipanti. Se non si ha un veicolo, l’unica è mettere in campo un mix creativo tra autostop e mezzi pubblici ed avere dalla propria parte una risorsa preziosissima, cioè il tempo.

Ecco il trittico che vi salverà le chiappe in Patagonia cilena: bus scassato, traghetto arrugginito e dedo:

Dovrete imbastire anche una raffinata attività di intelligence, perché lato Cile le informazioni sono frammentarie e spesso contraddittorie, soprattutto avvicinandosi verso le ultime fermate della Carretera Austral. Vi dovrete dare da fare parecchio per capirci qualcosa, impazzendo tra uffici chiusi, numeri di telefono inesistenti e disservizi di ogni sorta. Ma se non altro essere italiani vi tornerà molto utile, perché anche se non parlate spagnolo in un modo o nell’altro vi capirete con gli autoctoni. E l’inglese? Non ci conterei troppo.

Non ci credete? Leggete questo breve racconto di viaggio.

In Argentina è tutto l’opposto: meta di turismo di massa ormai da decenni, in questo lato della Patagonia funziona tutto infinitamente meglio. Trasporti, alloggi, servizi, informazioni, assolutamente tutto. Se non riuscite a viaggiare nella Patagonia argentina il problema siete voi, non la Patagonia. Mentre se non riuscite a viaggiare nel lato cileno…beh vi capisco, li ogni mezzo su cui posate le chiappe è un po’ una conquista.

Quindi sotto il profilo della ‘facilità’ o se preferite della ‘accessibilità’ (sempre che sia questo che cercate!) il punto va indiscutibilmente all’Argentina.

Argentina 1 – Cile 1

Round #3 – Clima

Non illudetevi, di qua o di là, siete sempre in Patagonia e soprattutto scendendo verso al Terra del Fuoco la faccenda si può fare tremendamente spinosa e imprevedibile su entrambi i lati, con le tipiche quattro stagioni in un’unica giornata e gli spietati venti magellanici che vi sollevano da terra come sacchi di patate (provato in prima persona).

Ciò detto, la parte cilena dal punto di vista meteo è molto più più irrequieta e intrattabile, con copiosissime precipitazioni anche in piena estate già appena sotto Puerto Montt, considerata la zona di inizio ideale della Patagonia lato Cile.

Qui il punto va all’Argentina.

Argentina 2 – Cile 1

Round #4 – Avventura

Non c’è il minimo paragone: proprio per quanto detto sopra, affrontare la Patagonia cilena è avventura allo stato puro. Tutto molto più selvaggio, spartano e slegato dal turismo di massa, vi metterete alla prova di continuo psicologicamente, fisicamente ma anche intellettivamente, a volte già solo tentando di trovare il modo per raggiungere la cittadina successiva. Non ci credete? Accomodatevi!

Anche i trekking in Cile saranno più avventurosi (vedi più avanti), con sentieri spesso poco battuti per non dire deserti (a eccezione ovviamente del celeberrimo Torres del Paine) e richiederanno sicuramente qualche precauzione e ora di preparazione in più.

Avete la fregola di attraversare la Patagonia cilena in bicicletta? La Carretera austral è una delle strade più ambite e bastarde, con continui saliscendi, poco asfalto e tanta, tantissima polvere.

Siete ossi duri e volete pernottare in tenda? Perfetto, perché al di fuori dei campeggi potrete piantarla praticamente ovunque e gratuitamente, tanto il wild camping è ampiamente tollerato. Assicuratevi di piantarli molto bene però quei picchetti, i venti qui non vi danno certo del voi e non ci mettono niente a portarvi via tutto. Poi vi voglio vedere a correre dietro alla vostra tenda mentre svolazza come un aquilone in un turbinio di venti a 110km/h.

Detto papale papale, la Patagonia cilena sa essere molto impegnativa su tutti i fronti e può dare filo da torcere anche al backpacker più smaliziato ed esperto andando a rappresentare il viaggio on the road della vita.

Una lettura consigliata e molto, ma molto istruttiva su come vadano certe cose in Patagonia cilena e di quanta flessibilità fisica/elasticità mentale richieda? Eccola qua.

Per quanto riguarda l’avventura, Cile straccia Argentina. E senza il minimo dubbio.

Argentina 2 – Cile 2

Round #5 – Trekking

La Patagonia Argentina ha diversi poli di eccellenza per il trekking, tra cui Bariloche, El Bolsòn e soprattutto El Chaltèn. Il problema è che sono intasati di gente e per molti versi hanno perso quasi del tutto il selvaggio che sarebbe lecito aspettarsi dalla Patagonia.

Troppa gente, si cammina in fila indiana, soprattutto a gennaio e febbraio che rappresentano il picco della breve stagione estiva, quell’esile finestra temporale in cui il clima si fa un po’ più misericordioso (per quanto possa esserlo a queste latitudini).

Tolto il parco nazionale più famoso e forse strepitoso del Sud America, l’arcinoto e arcitrafficato Torres del Paine, in Cile questo di solito non avviene: ci sono trekking spettacolari come il loop di Cerro Castillo (4 gg), quelli del verdissimo e piovosissimo Pumalin Parque, quello che in 3 giorni di cammino unisce la remota Reserva Jemeneini al neonato Parque Patagonia (bellissimo, organizzatissimo e ancora deserto!). Da qui (a sapere come!) sembra che si possa poi proseguire, per vie tutto meno che battute, fino alla Reserva Tamango alle porte della pittoresca e arida Cochrane, dove si respira aria da pionieri e ti aspetteresti una sparatoria da un momento all’altro.

Sono tantissime altre le possibilità di trekking in Patagonia cilena e il mio consiglio è soltanto uno: fiondatevici prima che il turismo di massa vi si abbatta in stile uragano come è già successo in Argentina o a Torres del Paine.

Vi ho stuzzicato? Date una letta a questo racconto di viaggio.

Stupendi i trekking in Patagonia argentina, ma per quanto mi riguarda il lato cileno svetta glorioso per l’esperienza più intima, genuina e selvaggia che offre.

Argentina 2 – Cile 3

Round #6 – Cibo

Di nuovo non c’è paragone: ma stavolta è l’Argentina a farla da padrona coi suoi asados stellari e carni varie alla griglia. Poca roba dall’altra parte, con carne che va dal manco sufficiente al decoroso, nettamente inferiore anche per la tecnica di cottura. In Argentina l’asador è una professione molto rispettata e la passione degli addetti alla brace è maniacale.

Questo qui sotto è un micidiale cordero patagonico, ossia agnello asado all’argentina.

In generale più scendete verso zone remote e più in Cile saranno dolori. Se vi addentrate in uno di quei bui market di villaggi come Villa Cerro Castillo, Cochrane, Tortel o Villa o’Higgins capirete di cosa parlo. Sì, in Cile c’è anche del pesce, soprattutto nei paesini che si affacciano sui fiordi, ma non vi farà gridare al miracolo.

Ah, se siete amanti delle verdure, la Patagonia vi farà darà qualche dolore.

Argentina 3 – Cile 3

Round #7 – Vino

Entrambi i paesi offrono ottimi vini, ma per il mio gusto i vini cileni la spuntano e manco di poco, soprattutto in relazione al rapporto qualità/prezzo. In Patagonia li troverete ovunque, nei supermercati, nei ristoranti e nei rifugi montani. Dateci sotto, ne vale quasi sempre la pena!

Io ne avevo sempre almeno una bottiglia nello zaino…con tanto di calice. Sono posti in cui brindare alla vita, non si possono mica fare le cose a caso.

Argentina 3 – Cile 4

Round #8 – La strada

Quando si parla di Patagonia due sono le strade che vengono tirate in ballo: la stupenda e polverosa Carretera Austral cilena e la mitica Ruta 40 argentina. Non c’è davvero confronto: Ruta 40 è noia allo stato puro al cospetto di sua maestà Carretera Austral, che a ogni curva ti dischiude un angolo di paradiso.

In macchina, in autobus, in moto, in autostop, sulle vostre gambe, in bici…a voi la scelta.

Per un approfondimento c’è questo mio accorato racconto di viaggio: Femmine calienti vs donne frigide (ovvero Carretera Austral vs Ruta 40).

Mi dispiace per l’Argentina, ma proprio non c’è storia.

Argentina 3 – Cile 5

Round #9 – Costi

A livello di costi in Patagonia quasi sempre sono sassate sui denti. L’Argentina è oggi di nuovo finanziariamente instabile e negli ultimissimi anni sta scontando un’iperinflazione mostruosa: se non fosse per la svalutazione del Peso rispetto all’Euro sarebbe un paese costosissimo. Cosa che sta diventando per i suoi abitanti visto che gli stipendi faticano a stare dietro all’aumento vertiginoso dei prezzi.

La situazione sul versante dei costi complessivi di viaggio può dunque cambiare, ma in base al mio ultimo viaggio (2017) mi sento di confermare che la Patagonia cilena continua ad essere più costosa. Per lo stesso prezzo in Argentina ottieni quasi sempre qualcosa di meglio…il tuo bus non cade a pezzi, la tua stanza ha un letto migliore, il cibo è più vario, fresco e convincente…giusto il vino fa eccezione.

Anche le escursioni e le attività outdoor (rafting, bici, cavallo, ice walking, etc…) saranno più costose, così come eventuali servizi di trasporto. Il motivo è semplice: c’è meno giro, ci sono meno mezzi in campo ed il territorio è mediamente molto più ostile.

Un punto all’Argentina quindi.

Argentina 4 – Cile 5

Round #10 – Sicurezza e ospitalità

Sicurezza: la Patagonia è uno dei posti più sicuri al mondo. Non esiste criminalità e non esistono i rischi tipici del Sud America. Potrete fare autostop senza patemi d’animo e la quantità di ragazze più o meno giovani a pollice svettante ve lo confermerà. Dico dunque parità.

Quanto all’ospitalità sarei tentato di dire Cile, dove la gente è deliziosa, soprattutto in Patagonia. Conoscono le difficoltà connaturate a un luogo così inospitale e hanno ben chiaro il concetto di mutuo soccorso. La loro disponibilità ad aiutarti è impagabile, come la loro propensione culturale a darti un passaggio quando possono. Ma è pur vero che in Argentina noi italiani siamo adorati.

Quindi dai, metto un bel ex equo su tutta linea e aggiungo un punto a entrambi i paesi.

Argentina 5 – Cile 6

IL VERDETTO

La Patagonia cilena batte la Patagonia argentina 6-5, almeno secondo il mio giudizio sui punti tirati in ballo. Ma c’è da fare qualche considerazione.

Se siete persone assetate di polvere, sfide e avventura, il Cile è il lato della Patagonia che fa per voi, a prescindere dal punteggio finale. Soffrirete, garantito, ma la ricompensa sarà delle più alte. Ora posso confessarlo: per come sono fatto io e per il tipo di viaggio che cerco, la Patagonia cilena è dieci spanne sopra a quella argentina. Perché? Semplicemente perché per me le voci ‘Natura’ e ‘Avventura’ hanno un peso ponderale dirimente.

Ma se invece preferite un viaggio più confortevole, facile e in definitiva meno impegnativo che vi dischiuda comunque natura e panorami magnifici, la Patagonia argentina magari farà al caso vostro.

Il lato argentino è quello più addomesticato a uso e consumo del turismo di massa, mentre quello cileno rimane (non so ancora per quanto) il volto selvaggio della Patagonia, quello che ti prende a schiaffi ogni giorno e ti fa sentire quello che in realtà sei: minuscolo, insignificante e impotente di fronte agli elementi.

La buona notizia è che non si deve per forza scegliere: esistono diverse opzioni per integrare i due paesi in un unico viaggio, esattamente come ho fatto io in entrambe le calate patagoniche. Ed è quello che vi straconsiglio di fare.

Le opzioni sono tante, ma quale che scegliate assicuratevi però di avere almeno tre settimane pulite, perché la Patagonia non ammette fretta. E anche se proverete a forzare i tempi state pur certi che ci penserà lei a rimettervi in riga…

RISORSE UTILI

Portale Carretera Austral
Portale turismo Argentina

©2018 Daniele Galassi
Stray Ermes – Travel blog di un randagio
www.ermes.blog

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