Route 66 (USA): vale davvero la pena percorrerla tutta?

Non c’è dubbio: la Route 66 è una delle strade più iconiche di sempre. Percorrere la Mother Road significa lanciarsi in uno dei road trip che meglio hanno saputo imprimersi nell’immaginario collettivo. Ma quanto della Route 66 è sostanza e quanto invece è marketing? Vale davvero la pena farsi tutti i 4.000 chilometri che separano Chicago dal molo di Santa Monica? Dopo averla battuta tutta al volante vi dico come la penso e perché.

INTRODUZIONE

Lo dico subito: questa non è una guida sulla Route 66. Questo è un articolo ragionato che cerca di dare una risposta a una domanda molto chiara: vale realmente la pena percorrere tutta la Route 66?

Un veloce riepilogo sull’itinerario:

Tipo di itinerario: sola andata (da est verso ovest)
Inizio tracciato: Chicago
Fine tracciato: Molo di Santa Monica (Los Angeles)
Lunghezza: 3940 km (2462 miglia) senza considerare deviazioni dal tracciato
Stati attraversati (da est a ovest): Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, California
Tempo richiesto: 2 settimane minimo
Periodo: primavera, estate, autunno. Fortemente sconsigliato l’inverno

Dicevamo, vale la pena o non vale pena? In realtà ho già toccato il tema nella mia guida al Southwest USA, dove propongo un itinerario che include anche un tratto di Route 66. Parto quindi da uno stralcio di questo articolo per sviluppare poi alcune considerazioni:

 

La Mother Road e le cittadine che questa strada attraversa hanno una storia intrisa di sofferenza, speranza e rinascita che la letteratura e il cinema hanno celebrato in tanti modi, dal toccante Furore (adattamento di un libro memorabile) al più recente e divertente Cars.

(…) la Route 66 era la via di salvezza per i poveri del Midwest che cercavano nella California la terra promessa durante gli anni del terribile Dust Bowl, il cataclisma che flagellò le terre dell’America centrale tra il 1931 e il 1939.

Masse di disadattati migrarono a bordo di improbabili mezzi sfidando ogni legge della meccanica e della fisica per sfuggire alla miseria che si era presentata all’improvviso sotto le spoglie di spaventose tempeste di sabbia causate da un uso improprio dei terreni e delle tecniche di coltivazione.

Successivamente, la costruzione dell’Interstate 40 rese obsoleta la Route 66 e di fatto bypassò molte cittadine che si ritrovarono prima isolate, poi moribonde e infine abbandonate.

Ma gli americani non dormono e quel poco di storico che hanno sanno valorizzarlo: anche grazie a produzioni come il già citato Cars e a un’operazione di restyling che ha rinominato la strada Historic Route 66, negli ultimi decenni c’è stato un indiscutibile revival e cittadine come Seligman si sono ritrovate di nuovo al centro di un flusso costante di visitatori.

 

 

ROUTE 66: TRACCIATO, PANORAMI, VALORE STORICO, VALORE SIMBOLICO, ATTRAZIONI

Tracciato

Innanzitutto la Route 66 (nome ufficiale US 66) in realtà non esiste più. Quello che seguirete è una sorta di ricostruzione del tracciato originale, di cui oggi rimangono solo alcuni tratti. Questo perché quando nel 1985 la US 66 venne dismessa dal sistema stradale i vari tronconi vennero gestiti in modo diverso a seconda della giurisdizione di appartenenza.

Quindi quello che vi trovate a seguire oggi è un collage di strade di servizio, strade locali, strade statali e tratte di interstatali. Aggiungeteci il fatto che nel tempo l’originale US 66 ha subito una marea di varianti e capirete che il concetto di Historic Route 66 è più simbolico che cartografico.

All’atto pratico, scordatevi di tirare dritto per 4000 km: dovrete tenere d’occhio cartelli e svoltare anche spesso, consapevoli che non sempre ci saranno segnalazioni chiare e puntuali. Io mi ero preparato sul libro ‘Guida alla Route 66’ di Roberto Baggiani (quasi introvabile) arrivando a ricostruirmi svolta per svolta tutto il tracciato per Tom Tom. In rete trovate comunque cartine, gpx e mappe dettagliate (vi segnalo qualcosa a fine articolo).

Dovete poi sapere che la Historic Route 66 per la maggior parte del tempo corre parallela alla Interstate 40, il che toglie parecchio a livello di atmosfera. A volte va anche peggio, perché confluisce e quindi combacia con la maledetta autostrada interstatale. I tratti più suggestivi sono proprio quelli dove la Mother Road diverge dalla più trafficata Interstate-40. Ma purtroppo questi tratti non sono molti.

In altre parole se vi immaginate alla guida su strade solitarie per migliaia di chilometri circondati da paesaggi struggenti e spazi infiniti, state pensando a un altro viaggio. Sulla Historic Route 66 non sarà così.

Riguardo al tracciato mi preme farvi notare già da adesso una cosa che difficilmente troverete nelle guide e negli articoli dedicati alla Route 66: la prima parte, diciamo fino al Texas, è molto noiosa e non offre deviazioni di particolare interesse, né panorami degni di nota.

Se cercate in rete troverete migliaia di articoli che vi decantano attrazioni in ogni stato, ma è mio dovere mettervi in guardia a costo di sembrare snob o altezzoso: se è di attrazioni in senso stretto che parliamo, tra Illinois e Oklahoma è per buona parte fuffa confezionata per il turista molto poco smaliziato.

Come vedremo tra poco, il meglio lo troverete dal New Mexico in poi, ma spesso questo richiederà che usciate dal tracciato storico (a volte per parecchie miglia).

Spoiler: in realtà molto di quello che merita realmente il vostro tempo è fuori da questo benedetto tracciato, a meno che per voi una balena azzurra di legno, un murale autocelebrativo o un drive-in abbandonato non siano highlight imperdibili.

 

Panorami

Come anticipato, i panorami di Illinois, Missouri, Kansas e Oklahoma sono piatti e tremendamente noiosi. D’altronde è nel Midwest che si formano i tornados più devastanti, e per quella roba servono pianure sterminate.

Arrivati in Texas per un po’ ammirerete quelle curiose nuvolette da cartone animato che si allungano nel cielo azzurro, ma l’unico elemento verticale che romperà la monotonia dei campi coltivati sarà una sfilza infinita di pali della luce. Magari incontrerete però una tumbleweed, la classica balla di fieno che rotola trascinata dal vento.

Fortunatamente in New Mexico, Arizona e California l’orografia prende tutta un’altra piega. Dal New Mexico in poi si viaggia spesso in quota, circondati da paesaggi aridi che spaziano dall’ocra al rosso e catene montuose che si incendiano al tramonto.

Le parti più avvincenti sono quelle dei pueblos del New Mexico dove tutto sembra fatto di terra, quelle dell’Arizona (soprattutto se deviate verso il Grand Canyon o vi lanciate verso la bellissima Sedona) e alcuni tratti californiani (Mojave Desert in primis).

Non male, ma essendo in USA…ci sarebbero ben altre leccornie da mangiare con gli occhi. Tipo i panorami delle meravigliose scenic byways (strade panoramiche) che si snodano tra Arizona e Utah, i parchi naturali sparsi ovunque nel Southwest o gli immensi spazi del nord ovest dominati dalle ondulate praterie dove i nativi rincorrevano i bisonti.

Quindi: se scegliete di farvi tutta la Route 66 principalmente per i panorami dal finestrino…potreste rimanere delusi, in particolar modo se limitate le uscite dal tracciato. Io vi ho avvisato.

 

 

Valore storico

Quello che gli americani chiamano ‘Historic landmark’ può lasciare noi europei piuttosto interdetti. Quando vi spacciano una costruzione in pietra che avrà si e no l’età di vostro nonno o un ponte arrugginito per ‘attrazioni di interesse storico’, significa che qualcosa è andato storto o più semplicemente che in USA il marketing lo sanno fare per davvero. O forse che siamo noi a essere un po’ boccaloni.

Lo so, avete letto ovunque che la Route 66 è il classico museo a cielo aperto: mi sta bene, ma è un museo che mette in mostra parecchia paccottiglia.

In uno dei tratti più famosi del tracciato (tra Williams e Seligman) ho avuto la nettissima sensazione di essere finito nella più classica delle tourist trap, circondato da negozietti di souvenir, riproduzioni a grandezza naturale dei personaggi di Cars, pupazzoni e pupazzetti, ristoranti a tema e musei pieni zeppi di cianfrusaglie dal dubbio valore storico.

Guidare in un ambiente ricostruito e fermarvi al Degadillo’s Barber shop sarà magari folcloristico, ma per quanto mi riguarda sa tanto di messinscena. D’altronde siamo in USA, terra dove tutto può (e forse deve) essere trasformato in business: pensate che esiste un museo del filo spinato.

 

Piuttosto immaginate la vostra fattoria avvolta da una nube di sabbia che oscura il sole, il vostro terreno che diventa un arido deserto. Tra mille tentennamenti decidete di lasciarvi tutto alle spalle, salite a bordo di un mezzo scassato caricandoci una moglie, cinque figli, un paio di nonni e un cane. E poi vi lanciate verso ovest percorrendo una distanza quattro volte Reggio Calabria-Milano alla ricerca di un futuro.

Il valore storico della Route 66 non risiede in un diner anni ’50, nel motel dove hanno girato chissà quale film, in quel ponte arrugginito o nell’ultimo drive-in del Missouri. E men che meno in quei pupazzi alti tre metri o nei musei debordanti di specchietti per allodole.

Il valore storico della Route 66 credo stia prima di tutto nella possibilità di conoscere più da vicino la tragedia dei contadini del Midwest che cercavano di sfuggire al Dust Bowl, nel ripercorrere (seppure a bordo di mezzi ben più confortevoli) la loro rotta di migrazione verso l’Eldorado della California.

In altri termini, è l’esperienza stessa a essere il vero historic landmark, non quello che il marketing muscolare americano vi propina lungo il percorso.

 

Valore simbolico

Quanto al valore simbolico, in parte collegato a quello storico, ci sono diversi piani di lettura. Se pensiamo ai villaggi prima in auge, poi bypassati dalla Interstate e ora rinati grazie all’operazione di restyling, la Mother Road è simbolo di rinascita. Se pensiamo alla tragedia del Dust Bowl quei 4000 km sono simbolo di speranza. Ma la Route 66 è anche simbolo di quella libertà incarnata nella highway culture e celebrata dagli scrittori della bit generation come Kerouac.

Anche in questo caso, è l’esperienza nella sua globalità più che il singolo luogo/attrazione a restituire la dimensione simbolica di un viaggio come questo.

Attrazioni e deviazioni dal tracciato

Alcuni interessanti attrazioni (come Petrified Forest o Meteor Crater) sono praticamente sul percorso, altre richiedono deviazioni. Più deviazioni farete e più giorni vi serviranno perché alcune non sono affatto di poco conto.

Ricordatevi che quei numeretti sui cartelli sono miglia e non chilometri (dovete moltiplicare x 1.6!) e che i limiti sono molto bassi con tolleranza quasi nulla sugli eccessi di velocità. Una deviazione di 90 miglia (144 km) significa verosimilmente una giornata intera fuori dalla Route 66.

Ecco le attrazioni che a mio parere meritano attenzioni, per quelle che deviano maggiormente dal tracciato indico in parentesi i chilometri aggiuntivi da macinare:

  • Texas: Palo Duro Canyon (130km), Cadillac Ranch
  • New Mexico: Canyon de Chelly (150km), Santa Fe (103km), Taos e Taos pueblo (220km), Acoma pueblo (20km) – in alternativa per fare il giro dei pueblos si può bypassare verso nord un tratto di Route 66 e poi ricongiungersi al tracciato (consigliato)
  • Arizona: Petrified Forest, Meteor Crater, Sedona (50km), Grand Canyon South Rim (120km)
  • California: Calico ghost town, Las Vegas (173km)

Purtroppo per Illinois, Missouri, Kansas e Oklahoma ho ben poco se non nulla da segnalare, tranne forse le Meramec Caverns in Missouri. In questi primi quattro stati potrete però godervi un assaggio di provincia americana, cosa che se non altro vi farà capire quanto siano belle le cittadine europee rispetto a quelle statunitensi. Ah, se capitate sotto Halloween vedrete a ogni angolo case addobbate con zucche e decorazioni. Meglio di niente.

Aggiungo che non vado per niente pazzo per Las Vegas, ma immagino che già che siete ‘nei paraggi’  vorrete darci un’occhiata. Arrivateci di notte, il colpo d’occhio è devastante.

 

CONCLUDENDO

La Route 66 è un simbolo, ma dal simbolo al mito il passo può essere breve quando c’è di mezzo il marketing steroideo dello zio Tom. E quando si sconfina nel mito, la razionalità e il buonsenso spesso vanno a farsi benedire.

Per tornare alla domanda iniziale, vale la pena percorrere la Route 66? Se parliamo di percorrere tutta la Route 66, io dico di no. Credo che oggi come oggi la Route 66 sia più marketing che sostanza. 

Senza nulla togliere al genuino valore simbolico e storico della Mother Road, l’industria del turismo ci ha edificato sopra fin troppo, snaturando quella che prima del revival poteva essere un’esperienza ben più autentica.

Se però siete irresistibilmente attratti dal fascino vintage della Historic Route 66 e da quello che rappresenta, avrei due suggerimenti per voi:

  • concentratevi solo sulla parte che va dal New Mexico alla California: vi risparmierete circa 2000 km di guida con ben pochi sussulti e potrete dedicare più tempo alle attrazioni fuori dal tracciato. Attraversare al tramonto il deserto del Mojave con la vostra playlist preferita nello stereo, esplorare in solitudine qualche ghost town sabbiosa o lanciarsi nel circuito dei pueblos indios del New Mexico sono tutte esperienze che lasciano il segno, ma non avete certo bisogno di partire da Chicago per gustarvele.

 

  • ancora meglio: integrate un tratto di Route 66 in un circuito più ampio che vi dischiuda le gemme del Sud Ovest degli Stati Uniti, uno degli angoli più incredibili del nostro pianeta. In questo articolo dettagliato e stampabile vi propongo un anello su Las Vegas che vi permetterà di impostare un itinerario del genere.

 

Prima che qualcuno ingaggi un killer perché gli sto sminuendo il viaggio dei sogni o quello fatto in luna di miele devo fare una precisazione. Non sto dicendo che percorrere la Route 66 sia un viaggio che non vale niente. Dico che in USA potreste trovare di meglio che guidare da Chicago a Santa Monica, sia che cerchiate avventura on the road, natura, attività outdoor, panorami o storia. 

Ma chiaramente tutto dipende da cosa cercate, dalle vostre motivazioni e dalle vostre aspettative. Forse non siete interessati ai paesaggi che fanno calare la mascella, ai parchi naturali o alle scenic byways, ma avete letto o visto Furore e vi è scattata qualche molla. I viaggi funzionano così, a molle che scattano.

In questo caso alzo le mani. In fondo è quello che è successo a me quando ho deciso di farmela tutta senza perdere nemmeno una svolta.

PS

Qualsiasi cosa decidiate, vi servirà comunque un mezzo da noleggiare. Vi lascio con la guida Noleggiare auto senza farsi fregare, straconsiglio una lettura molto attenta per evitare travasi di bile prima, dopo e durante il vostro viaggio.

 

RISORSE E COLLEGAMENTI ESTERNI

 

Siti

Historic Route 66 (Eng) – Tracciato, attrazioni e molto altro

Route 66 Travel Guide (Eng)

 

Letture e film consigliati

Furore (film – J. Ford)
Furore (romanzo – J. Steinbeck)
Sulla strada (romanzo – J. Kerouac)
Cars (animazione – Pixar)
Guida alla Route 66 (guida ragionata e percorso – R. Baggiani)

 

 

©2019 Daniele Galassi
Stray Ermes – Travel blog di un randagio
www.ermes.blog

Le guide del blog sono e resteranno gratuite, stampabili e scaricabili in pdf. Se le hai trovate utili condividile per aiutare altri viaggiatori. Se poi decidi di iscriverti al blog e alla pagina Fb rischi di farmi contento. Un po’ di sostegno morale mi aiuterà a perseverare in questa faticaccia!

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